Spettacolo
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Ragusa, 27 agosto 2015 – Raccontarsi i propri sogni ed essere magicamente reali: è accaduto alle tre sorelle protagoniste de “Il marinaio”, dramma statico di Fernando Pessoa, portato in scena ieri sera all'interno dei suggestivi spazi del museo di Kamarina dalla Compagnia G.o.D.o.T. con la regia di Vittorio Bonaccorso. 

Una doppia replica, alle 19 e alle 21,30, che ha particolarmente catturato l’attenzione del pubblico pronto ad apprezzare la straordinaria messa in scena ed interpretazione all'interno di una cornice suggestiva in cui il mare ha fatto da sottofondo al sogno del “marinaio” e alla sua patria perduta. Sulla scena tre figure evanescenti dagli occhi celati, interpretate dall'attrice Federica Bisegna e dalle bravissime allieve-attrici Anita Pomario e Gaia Guglielmino, che nel vegliare una fanciulla morta o forse dormiente, raccontano i loro sogni. 

Un dramma statico non per assenza di azione ma perché è la parola, così come in Shakespeare, e secondo le scelte del regista, che si fa azione immaginata. Un testo che in teatro non si affronta quasi mai, sia per la difficoltà che per la precisione che occorre per affrontare questa tipologia. Un testo che parla del sogno ma non solo: parla dell’umano, in generale. Bonaccorso ha voluto esaltarlo passando dalle figure evanescenti alla gestualità astratta, alla suggestione della scena illuminata da luce fioca e diffusa. Ed è qui che sogno e realtà si scontrano con gli stati d’animo che difficilmente riconoscono il sogno e non riescono a trattenerlo poiché nell’atto di raccontarlo esso svanisce ed il presente è già passato. 

Le tre sorelle non hanno un prima ma neanche un dopo. Proprio come il marinaio, il cui sogno viene raccontato da una delle donne: approdato in un’isola, si costruisce una nuova patria, con un villaggio in cui immagina la sua infanzia e tutta la sua vita, mai vissuta. Universi paralleli che non si incontreranno mai e che finiranno per dissolversi. 

Il marinaio, infatti, costruendosi una nuova patria e una nuova storia del suo vissuto non riuscirà a ricordare quella che è stata la sua vita reale. Non avrà né l’una e né l’altra, alla fine. La storia raccontata con ogni particolare dall'attrice Bisegna che come sempre riesce a coinvolgere con la sua bravura da affabulatrice. Per interpretare questi tre ruoli il regista Vittorio Bonaccorso ha chiesto alle tre attrici di immaginarsi come il personaggio di Ariel ne “La Tempesta”, ovvero prigioniere di un incantesimo incapace di donare la libertà.

“Mettere in scena Il Marinaio - ha detto il regista durante la presentazione - pone la questione dell’interpretazione non dei personaggi ma di uno stato d’animo”.  

Loro, le tre protagoniste, hanno assolto questo compito con grande professionalità e la difficile interpretazione non ha minimamente pesato sulla recitazione. Sono state fantasticamente reali in un sogno. “Siamo contenti - ha detto Federica Bisegna - di aver potuto mettere in scena questo testo. Era un mio desiderio da sempre perché Pessoa è uno dei miei autori del cuore. Sa unire il linguaggio dell'alta poesia alla pura filosofia e sempre con la nota surreale che da sempre ci appartiene e meglio ci identifica.

Mettere in scena Il Marinaio è stato un viaggio emotivamente intensissimo: 56 minuti che ti svuotano e ti proiettano in un'altra dimensione, quella onirica. Poi è stato bello “trascinare” con me due giovanissime e bravissime allieve e capire quanto sia stato importante il lavoro che abbiamo fatto in questi anni, riuscire a portarle a recitare testi di tale spessore ci da enorme soddisfazione”.

 

Intanto stasera alle 21 si torna in scena ancora per “Palchi DiVersi Summer” al cine-teatro Giardino d’Estate” di Casuzze, con la nuova edizione de “Il borghese gentiluomo” proposta dalla Compagnia G.o.D.o.T.

 

Giovannella Galliano

 

 

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado

Paul Valéry

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