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Libri di Salvo Micciché

La Sicilia dei MiccichéScicli - storia, cultura, religione...Scicli: onomastica e toponomasticaZàghiri e Parmi...Argu lu cani...Dall'Alba ai Girasoli...
La Sicilia dei Micciché Scicli storia cultura e religione (secc. V-XVI) Salvo Micciché, Scicli: onomastica e toponomastica Salvo Micciché, Zàghiri e Parmi - Omaggio al Siciliano: poesia, grammatica, glossario Salvo Micciché, Argu lu cani - Cunti, stori, puisia in lingua siciliana Marco Iannizzotto e Salvo Micciché, Dall'Alba ai Girasoli, Edizioni Biancavela - StreetLib
Salvo Micciché e Giuseppe Nativo La Sicilia dei Micciché Carocci editoreSalvo Micciché e Stefania Fornaro Scicli - storia, cultura, religione (secc. V-XVI) Carocci editore Salvo Micciché Scicli: onomastica e toponomastica (con appendice araldica) Edizioni Biancavela - Il Giornale di Scicli - StreetLib Salvo Micciché Zàghiri e Parmi - Omaggio al Siciliano: poesia, grammatica, glossario Edizioni Biancavela - StreetLib Salvo Micciché Argu lu cani - Cunti, stori, puisia in lingua siciliana Edizioni Biancavela - StreetLib Marco Iannizzotto e Salvo Micciché Dall'Alba ai Girasoli Edizioni Biancavela - StreetLib

Biancavela, Carocci Editore, Streetlib, Il Giornale di Scicli

I fatti del Sudest

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Quasimodo Modica: quinto appuntamento con Corrado Monaca, su Giorgio La Pira

Modica: Il libro di Corrado Monaca, “Giorgio La Pira. Sindaco innovativo”, al centro del V° appuntamento del Caffè Quasimodo del 30 novembre 

 

Modica, 27 novembre 2019 – “Giorgio La Pira, sindaco innovativo. La reinvenzione del modo di governare oltre la Planologia”:è questo il titolo del libro di Corrado Monaca, che sarà presentato nel V sabato letterario del Caffè Quasimodo di Modica, che si terrà alle ore 17,30 al Palazzo della Cultura il prossimo 30 novembre  nel quadro della Stagione culturale 2019-2020 del circolo culturale modicano.  

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Poesia e storia al Caffè letterario Quasimodo di Modica

Argomento: Poesia

Modica, 24 novembre 2019 – Una serata all’insegna della cultura, una serata tra poesia e storia, ma anche tra recitazione e musica. Un’articolata performance artistica che ha caratterizzato il quarto appuntamento pomeridiano promosso ed organizzato dal Caffè letterario Quasimodo di Modica, sabato 23 novembre. Ospite della serata il poeta e scrittore Salvo Micciche, sciclitano che vive a Ragusa. Tema della serata il panorama narrativo e letterario che si incunea nella dimensione poetica e storica dell’animo dell’autore. 

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Il Canto di Dafne: primo premio a Domenico Pisana per il saggio su Quasimodo, Rebora e Garcia Lorca

Argomento: Poesia

A Domenico Pisana il Primo Premio per un saggio su Quasimodo, Rebora e Garcia Lorca. La cerimonia il 24 novembre ad Aulla, in provincia di Massa Carrara

 

Modica, 16 novembre 2019 – Assegnazione del Premio Internazionale di Arte Letteraria “Il Canto di Dafne”, per la Sezione B - Narrativa inedita “La cetra”, al Presidente del Caffè Letterario Quasimodo di Modica, Domenico Pisana. A darne comunicazione all’interessato è stata la segretaria del Premio, Gaia Greco.

All’autore modicano è stato assegnato il I° Premio per il suo saggio letterario inedito dal titolo Quasimodo, Rebora e Garcia Lorca: Poetas que tienen el fuego entre sus manos: percorsi di umanesimo, spiritualità e poesia sociale".

La premiazione si svolgerà Domenica 24 Novembre ad Aulla, in provincia di Massa Carrara, nella Sala Consiliare del Comune.

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Evelyn (Veronica Sciacca): presentazione Avola, 19 dicembre

Autore: Veronica Sciacca

Siracusa, 2 dicembre 2019 – Evelyn, il nuovo romanzo di Veronica Sciacca, sarà presentato ad Avola il 19 dicembre (ore 9), nell’Aula magna dell’lIstituto Majorana (via Labriola 1).

Interverranno: prof. Fabio Navateri (dirigente scolastico), prof. Giuseppe Cataudella (Presidente Associazione SuperAbili), l’editore Francesco Urso. Sarà presente l’autrice.

Modererà la giornalista Mara Di Stefano.

Dolmen, menhir, megalitismo: Le pietre dei giganti

Il prof. Massimo Cultraro, in una recente conferenza a Modica (ottobre 2019), presso il Museo “F. Libero Belgiorno” (relatore anche il prof. Giovanni Distefano), ci ha spiegato molto bene che sul megalitismo non si finisce mai di imparare, sempre nuovi interrogativi vengono posti, e nuove risposte arrivano.

Cultraro è autore di uno dei pregevoli testi introduttivi (l’altro è Franco Marzatico) alla versione italiana del libro Le pietre dei giganti dell’archeologo francese Jean Guilaine, edito da EdS (Edizioni di Storia e Studi sociali) dell’editrice Giovanna Corradini.

Gli archeologi del passato e sino alla prima metà del secolo scorso si attenevano a una datazione bassa (e compressa) in tema di megalitismo, la concezione dominante era quella diffusionista e si pensava (ma in vari ambiti, non solo in questo caso) che ex Oriente lux, che tutto partisse da ambienti levantini, già dal Neolitico e che quindi la cultura megalitica avesse progressivamente “colonizzato” il Mediterraneo centrale e l’Europa dell’Ovest. Con il progressivo affinamento della tecnica di misurazione radiometrica del carbonio era sempre più evidente che la datazione di dolmen, menhir e monumenti megalitici dovesse essere più alta, molto più alta. In un primo momento alcuni archeologi si opponevano a queste evidenze ma dovettero presto arrendersi e ammettere che gran parte dei complessi megalitici ad es. della Francia, dell’Andalusia ma anche di Sardegna e Corsiva vanno collocati a partire dal V-IV millennio a.C.

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Libri. Spazio europeo e Mediterraneo. Le analisi profetiche di Dossetti e La Pira

Autore: Fabrizio Mandreoli e Marco Giovannoni
Editore: Il pozzo di Giacobbe

Pozzallo, 27 novembre 2019 – Sarà presentato a Pozzallo il volume di Fabrizio Mandreoli e Marco Giovannoni Spazio europeo e Mediterraneo. Le analisi profetiche di Dossetti e La Pira. Il libro  fa parte di una collana che la casa editrice Il pozzo di Giacobbe sta pubblicando. La collana, curata dalla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale, si chiama Sponde. Pensare il Mediterraneo.

Il libro sarà presentato venerdì 29 novembre alle ore 17, 30 presso l’aula magna dell’Istituto Comprensivo Giuseppe Rogasi

L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione per la gioventù Giorgio La Pira di Pozzallo, dal Club per l’UNESCO di Pozzallo in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Giuseppe Rogasi e l’Istituto d’Istruzione Superiore Giorgio La Pira.

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Storie di navi. Natale a bordo della Polar Eagle. Un equipaggio da premiare

Una nuova storia di navi e nuova avventura. La storia racconta un Natale particolare, quello del 2007, vissuto da tutto l’equipaggio della ‘Polar Aegle’

Nel 1969 iniziò l’avventura in grande stile, forse la prima al mondo, di trasporto di Gas Naturale Liquefatto, tra l’America (Alaska) e il Giappone. Le Compagnie petrolifere americane, Phillip 66 o Phillips Petroleum Company (in seguito divenuta ConocoPhillips) e la Marathon Oil Corporation proprietarie di alcuni pozzi di Gas Naturale in Alaska, avevano concluso un contratto ventennale con le società giapponesi Tokyo-Gas (TG) e Tokyo Electric Power Company (TEPCO). Alla scadenza il contratto veniva ridiscusso e rinnovato in base quinquennale. Agli inizi del nuovo secolo, avvicinandosi l'esaurimento dei pozzi di Gas delle due compagnie americane, si cominciò a vociferare della fine del contratto e della possibile vendita delle navi a nuova Compagnia per impiego su altre rotte. Agli inizi del 2007 la voce della compravendita delle navi si fece sempre più insistente e certa. Cominciò allora una contrattazione tra gli equipaggi e la Marathon circa la fine degli equipaggi e un eventuale compenso economico in base agli anni di servizio prestati sino al momento della compravendita nei mesi tra agosto e ottobre dello stesso anno fu raggiunto un accordo tra le parti, la Marathon e la ConocoPhillips che a compravendita avvenuta avrebbero noleggiato le navi dal nuovo armatore sino allo scadere del contratto con il Giappone previsto a fine 2010.

Il capitano Gaetano D’Agostino è protagonista di questo viaggio e di questo racconto. A Dicembre 2007 infatti, si trovava a bordo e al comando della nave denominata ‘Polar Eagle’ mentre sulla gemella ‘Arctic Sun’ si trovava il suo collega M. Bianco.

 

Capitano, ricorda cosa accadde il 16 dicembre del 2007 quando lei si trovava a bordo della “Polar Eagle”?

Con la Polar Eagle siamo partiti in zavorra da Yokohama il 16 dicembre alle 08:30 ora locale (JST) mentre la Artic Sun era partita carica qualche ora dall'Alaska, dopo qualche ora ad un orario prefissato (GMT) quando ormai entrambi le navi ci trovavamo in acque internazionali ci hanno comunicato telefonicamente e in simultanea l'avvenuta vendita delle navi e quindi la dismissione (cambio) ufficiale di bandiera da quella della Liberia a quella delle Marshall Islands. A bordo abbiamo dovuto registrare il tutto autocertificando anche il giuramento di fedeltà alla nuova nazione di bandiera acquisita dalla nave. Mi è stato ordinato di dirigermi nel porto giapponese di Muroran in Hokkaido. Arrivammo il giorno dopo all’alba e verso le ore 11 salpammo e ripartimmo alla volta del porto di caricazione, Nikiski (Alaska).

Durante la traversata fummo avvisati che avendo la nave, avendo cambiato ufficialmente il nome da Polar Eagle a Polar Spirit e cambiato anche il colore e il logo di Compagnia della ciminiera, non poteva ritornare in Giappone se non avesse cambiato il nome scritto sui due masconi e a poppa della nave stessa e contemporaneamente il colore della ciminiera e il logo sociale di appartenenza. Cosa questa impossibile da fare in navigazione e non facile da fare anche in porto in Alaska in quel periodo dell'anno.

 

Ricevette dunque un ordine praticamente impossibile... Ci racconti del grande sforzo e del lavoro del suo equipaggio per onorare quella richiesta…

Si doveva a tutti i costi cambiare la vecchia scritta  con il nuovo nome e con i colori e il logo sulla ciminiera per evitare che al prossimo arrivo in Giappone potessimo avere problemi burocratici che ci avrebbero costretto a grossi ritardi e pesanti sanzioni pecuniarie. Feci quindi radunare tutto l’equipaggio libero dal servizio, ufficiali e comuni, ed esposi loro le richieste della Compagnia. Collaboratori e professionali come sempre tutti mi dissero: «Faremo ciò che è necessario anche se le condizioni di tempo non ci saranno favorevoli». Studiammo e stilammo il piano come procedere per minimizzare rischi e prevenire qualsiasi possibilità di incidente.

Arrivammo in porto il mattino del 24 Dicembre 2007, era molto freddo, la temperatura era oltre i 10 - 15 gradi sottozero, in mare lastroni di ghiaccio andavano su è giù strusciando sulla fiancata della nave, a tratti nevicava. Avevamo preparato tutto il materiale necessario per il lavoro e appena finite le pratiche burocratiche e iniziato le operazioni di caricamento, con tutto il personale disponibile organizzammo tre squadre di lavoro, una per cambiare il nome della nave sui masconi di prua, una a poppa e una per iniziare a cambiare colore alla ciminiera per poi dipingere il nuovo logo sociale. Il personale si alternava, un paio di ore di lavoro con brevissime pause per bere qualcosa di caldo e un paio di ore di riposo.

Gli ufficiali si alternavano tra il turno in sala controllo carico e quello che seguiva le squadre all’opera. Io mi alternavo tra la sala radio da dove comunicavo e mandavo foto agli uffici di terra per mostrare lo stato di avanzamento del lavoro, il mio studio dove di tanto in tanto riposavo una mezz'oretta e i vari posti di lavoro per vedere come andava, per far vedere ai ragazzi che ero con loro e per assicurarmi che di tanto in tanto gli addetti alla cucina provvedessero a portare latte e caldo per riscaldare chi lavorava.

 

Un’operazione in cui remavano contro sia il tempo a disposizione che le condizioni atmosferiche e il mare ghiacciato dell’Alaska. Quante ore impiegaste per riuscire in questa difficile operazione?

Quel giornosmettemmo che erano le 22 passate, mandai tutti a riposare dicendo che il giorno dopo, che era Natale, si sarebbe ricominciato alle 5 dell'alba e si sarebbe proseguito sino la fine. Non avremmo otuto festeggiare il santo Natale, non avremmo fatto pranzi speciali, potevamo avere solo brevi pause per far riposare e scaldare chi era sottoposto maggiormente al tempo poco amichevole, per mangiare qualcosa di leggero e caldo. Il lavoro doveva essere completato il prima possibile: il giorno seguente, il 26 dicembre dovevamo ripartire e il lavoro doveva essere completato. Avevo anche ordinato che un rimorchiatore stazionasse nei pressi della nave pronto ad intervenire nel caso disgraziato che qualcuno, non seguendo tutte le norme di sicurezza ce avevamo stabilito, potesse cadere in mare (con quelle temperature pochi minuti in acqua potevano essere letali).

Tutto il personale lavorò sodo, senza tregua, erano ammirevoli, alla mia richiesta avevano risposto senza indugio alcuno, sapevano che io ero con loro. Ricordo che un marinaio mentre si trovava sulla sommità della ciminiera per pitturarne l'esterno, con una mano calzata da un guanto ormai bagnato, toccò erroneamente uno dei tubi di scarico della ciminiera che era molto caldo, rischiando una brutta scottatura. Ebbe la sveltezza di togliersi il guanto e scendere giù per essere assistito, gli feci immergere la mano in acqua ghiacciata per alcuni minuti affinché il calore preso si disperdesse e non avesse il tempo di procurargli scottature alla pelle e bolle… Andò bene, non si manifestò nessuna bolla dovuta alla scottatura e dopo un'oretta di riposo, decise di ritornare a lavorare.

Durante l'avanzamento progressivo dei lavori di tanto in tanto scattavo foto sia da bordo che da sopra il pontile per documentare. Il meteo variava: nevischio, neve, nuvoloso, ma fortunatamente non soffiava un alito di vento, calma piatta; se fosse stato altrimenti tutto sarebbe stato vano, direi impossibile da farsi. Quando finalmente, dopo un giorno e mezzo di lavoro, tutto fu finito, abbiamo consumato tutti insieme un pasto più abbondante, che niente aveva a che fare con i nostri soliti pranzi luculliani delle feste natalizie.

 

Un Natale particolare, senza fasti o grandi pranzi ma col morale alle stelle per il lavoro ben riuscito. Come si sentivano i suoi ragazzi?

Erano contenti del lavoro fatto e fatto professionalmente bene e senza intoppi. Io ero e sono ancora orgoglioso di loro. Pensai che si meritavano a pieno titolo un’ottima ricompensa. Ma le cose non andarono proprio in questo modo… Ripensandoci oggi, però, mi sento ancora mortificato per quei ragazzi che hanno dato l’anima per completare il lavoro e sacrificare il giorno di festa.

 

Cosa accade di preciso il giorno dopo?

Il giorno seguente partimmo, con il nostro carico di Gas Naturale Liquefatto alla temperatura di 161° C sotto lo zero, dentro le nostre stive , alla volta del Giappone. Destinazione Negishi-Yokohama.

Il 27 di mattina contattai il ‘Vessel Team Manager’ che era responsabile del gruppo di navi al quale appartenevamo Team Libra mandandogli il resoconto dettagliato di tutto ciò che era stato fatto e le foto di prima e dopo del lavoro. Gli chiesi pure di farmi sapere come e con cosa la Compagnia avrebbe compensato coloro che fisicamente avevano fatto il lavoro, disagiato, in condizioni avverse e sopratutto non di routine, fatto senza neanche festeggiare i Natale.  La risposta mi lasciò di stucco.

 Vessel Team Manager mi rispose il giorno seguente con una email, scrivendo che era orgoglioso del lavoro fatto e che come premio avrebbe potuto pagare 5 - 6 ore extra di straordinario (in più della normale paga prevista come straordinario fatto), come regalo, a coloro che lo avevano eseguito.  Mi sentii fortemente offeso: ciò che offriva equivaleva a circa 20-30 dollari a persona, in tutto più o meno 500 dollari. Risposi con distacco che ringraziavo a nome dell'equipaggio ma che a nome loro non accettavo elemosine alcune e che 500 dollari al mio equipaggio eventualmente avrei potuto darli prelevandoli dal mio stipendio. Sinceramente mi aspettavo qualcosa di molto più congruo, qualche centinaio di dollari a persona almeno. La precedente Compagnia mi avrebbe sicuramente risposto: «Comandante, vedi tu cosa pensi che meritano e facci sapere».

 

Come reagirono i suoi uomini?

Chiamai a raccolta l'equipaggio e feci leggere loro tutta la comunicazione avvenuta, dicendo che quella somma se loro avessero accettato l'avrei pagata io poiché io avevo rifiutato l'offerta della Compagnia. In coro mi risposero: «Comandante, abbiamo fatto il lavoro perché ce lo hai chiesto tu, questi nuovi padroni non li conosciamo ancora, come loro non conoscono noi. Non vogliamo niente. Scrivilo pure a Glasgow, che abbiamo fatto questo regalo a loro perché noi a bordo da anni ormai siamo un vero team». Mi si rigavano gli occhi, e li avrei abbracciati uno ad uno.

Alcuni mesi dopo l’autore dell’email cadde in disgrazia da parte del Consiglio di Amministrazione della Compagnia (Board of Directors) e fu epurato in maniera che potrei definire ‘poco ortodossa’. In quell'occasione scrisse a tutti i Comandanti delle navi del Team Libra, come a chiedere supporto affinché lo sostenessimo per non farlo mandar via. Gli risposi: «Ognuno ha quel che si merita, umanamente mi dispiace, ma non ho altro da dire», solo queste parole...

Il nuovo Vessel Team Manager, era un indiano, che una volta assunta la responsabilità del suo nuovo incarico societario, mi chiamò al telefono per dirmi che sapeva tutto ciò che era accaduto e che probabilmente sarebbe venuto a trovarmi a bordo e fare una traversata con noi. E infatti fu così. Da allora cominciammo ad avere nuovamente un rapporto umano, ci siamo rivisti diverse volte, sia a bordo che durante alcuni seminari professionali, in Spagna, in Scozia, in Norvegia. Un vero amico.

  

***

Una storia di navi e una storia di uomini. Uomini diversi che popolano il mondo, che solcano mari, che soffrono, che amano il loro lavoro, che fanno la differenza. Appare chiaro che gli uomini dell’equipaggio ci misero il cuore oltre che le braccia per eseguire un ordine del loro comandante. Chi un cuore non lo possedeva non avrebbe potuto apprezzare quel piccolo grande gesto sotto Natale. Onore al merito!

Giovannella Galliano

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Cucina del Sudest: Natale, tra gastronomia e tradizione

Ragusa, 17 dicembre 2018 – Il Natale in Sicilia, si sa, è incredibilmente suggestivo ed emozionante, ricco di tradizioni sacre, profane e gastronomiche. Una triade, quest’ultima, non di poco conto che tiene conto di tanti fattori, non ultimo quello del territorio.

Fino a qualche anno fa l’atmosfera natalizia iniziava ad avvertirsi solo a partire dall’inizio di dicembre, quando per la celebrazione dell’Immacolata Concezione ogni famiglia addobbava l’albero di Natale e, soprattutto, si preparava il tradizionale Presepe. Oggigiorno, influenzati dalle usanze provenienti dai paesi del nord Europa, il clima natalizio anche in Sicilia fa il suo ingresso con un po’ di anticipo.

Ogni luogo dell’Isola secondo le proprie usanze si tinge di Natale non solo con luci e decori, ma anche con profumi gastronomici che solleticano l’olfatto fino a lambire dimensioni che si sposano bene col gusto. Connubio vincente di un buon piatto, specie quello natalizio.

Nasce, pertanto, la classica domanda che le signore – ma non solo – si pongono, ovvero “cosa preparare per la cena di Natale?”. Anche noi di Ondaiblea.it siamo incappati nel medesimo interrogativo e abbiamo subito girato il quesito a Giuseppe Maurizio Favara, cuoco di alta gamma, accreditato in F.I.C. (Federazione Italiana Cuochi), componente della Associazione Provinciale Cuochi Etnei e membro dell’Unione Regionale Cuochi Siciliani.

 

Prima di passare alla domanda clou (sopra evidenziata e virgolettata), stuzzichiamo Favara chiedendo: Come si può raccontare, in ambito culinario, la cucina popolare iblea in occasione del santo Natale?

«Raccontare la cucina popolare iblea, in particolar modo in occasione del santo Natale, rappresenta un viaggio nella storia di un territorio che parte dal mare per arrivare sino alle colline, dai boschi rigogliosi alle brulle sterpaglie, con paesaggi, territori e microclimi talmente diversi da dare facilmente l’opportunità di vagare tra profumi e sapori totalmente differenti sia nella natura della materia prima sia nelle preparazioni finali».

 

Viene subito in mente il suino la cui carne è molto apprezzata nel territorio ibleo e, soprattutto, perché si utilizzano tutte le sue parti.

«Certo. La carne di suino è sicuramente uno degli alimenti principi della tavola natalizia iblea. Non dimentichiamo che la gelatina si può gustare in tutta la provincia iblea e, in particolare, a Giarratana, Monterosso Almo e Chiaramonte Gulfi. Da non trascurare l’antica preparazione del cosiddetto “Sancieli” (sanguinaccio). Se ci spostiamo a Ispica troviamo i “miliddi e baccalà”; a Pozzallo i buonissimi polipetti di scoglio “ammuttunati”, e poi i ravioli, cavati e “tomasini” a Modica.

 

Una cucina che si avvicina molto al territorio?

«Una cucina comunque povera, non ricercata, figlia di un territorio per lo più votato alla pastorizia ed agricoltura, un territorio produttivo dove molto tempo si dedicava al lavoro e quindi pochissimo ne rimaneva da dedicare ad altro, figurarsi ai fronzoli culinari. Oggigiorno tutto sembra stravolto o comunque cambiato. Il territorio ragusano è meta di turismo d’élite. Gli abitanti stessi diventano più esigenti. Non bisogna dimenticare che la città di Ragusa è divenuta l’élite delle stelle Michelin, trasformandosi nella provincia più stellata di Sicilia. Segno questo di una evoluzione culturale e di una presunzione gastronomica che affonda le radici nella tradizione strizzando, consapevolmente, l’occhio all’innovazione e alle preparazioni gourmet».

 

Detto questo, quale menu consiglia per la cena di Natale?

«Da parte mia, girovago del gusto e accanito sostenitore della tradizione anche se conditissima d’innovazione, per questo Natale 2018, sulle tavole dei ragusani vedrei: 

- come ANTIPASTO, dei “tomasini” di pasta fillo conditi con ricotta allo zenzero e ciccioli di maiale serviti con una riduzione di cerasuolo di Vittoria (Rg); 

- il primo lo farei riempendo, di cavatelli ai cardoncelli, una melanzana perlina (Comiso) che andrei poi a adagiare su una passata di pomodorino di pachino e infine guarnita con chips di pancetta; 

- mai d’accordo che terra e mare non possono entrare nello stesso menù, come secondo farei dei polipetti di scoglio di Pozzallo, cotti sottovuoto a bassa temperatura adagiati su una mousse di baccalà macchiata con la riduzione del loro liquido di cottura, e finiti con del finocchietto selvatico fritto; 

- al dolce, considerato che il panettone non può mancare mai, andrei a farcire - con una crema di ricotta setacciata con zucchero di canna, e condita con grappa di frappato docg, e scaglie di cioccolato di modica - la fetta che andrà servita su un piatto con una colata di crema al basilico». 

 

Ci può dare un anticipo almeno con una ricetta?

«Inizierei con i “tomasini” natalizi.

Per la pasta fillo: 200 gr di farina manitoba, 105 ml di acqua calda, 2 cucchiai di olio di oliva, 1 cucchiaino di sale fino.

Per preparare la pasta fillo iniziate ad impastare tutti gli ingredienti con l’aiuto di una planetaria o di un robot da cucina fino ad ottenere un panetto elastico. Dividete l’impasto ottenuto in tante palline dello stesso peso e poi bagnatele sulla superficie. Coprite con un panno da cucina e lasciate riposare per 40 minuti. Successivamente stendete con l’aiuto della macchinetta per la pasta e trasferite su di un piano infarinato, spennellate con l’olio e sovrapponete quattro fogli di pasta. La pasta è pronta per essere utilizzata o congelata.

Per la ricotta ordinatene una da 1/2 kg e tenetela un giorno a spurgare in frigo affinché possa rilasciare il liquido in eccesso risultando in tal modo asciutta. Poi amalgamatela con lo zenzero e/o ginger grattugiato nella proporzione di un pezzetto di radice da tre centimetri per 1/2 kg di ricotta; se utilizzate quella vaccina mettete anche 1/2 cucchiaino di sale, se usate quella di pecora va bene così come si trova.

Prepariamo adesso i ciccioli.

Prendiamo un chilo di pancetta di suino e la facciamo bollire a fuoco lento. Appena si sarà formato il liquido per effetto dello scioglimento dei grassi, filtriamo il tutto in modo che la parte liquida lasci la carne. La parte liquida, così ottenuta, conservatela, solidificata non è altro che una buona sugna fatta in casa; la carne, invece, spremetela con lo schiacciapatate in modo da privarla totalmente dei liquidi. Avete ottenuto così i famosissimi ciccioli!

Adesso prepariamo la riduzione al vino:

500 ml di vino rosso, 250 ml di brodo vegetale, 50 g di burro, 1 scalogno, 30 g di farina, sale q.b. e 1 foglia di alloro.

Usciamo il burro dal frigo e lo facciamo ammorbidire. Poi, facciamo sciogliere in padella, a fuoco basso, metà del burro facendolo dorare per alcuni minuti e badando bene a non farlo bruciare. Aggiungi lo scalogno tagliato finissimo. Quando lo scalogno sarà leggermente imbiondito, aggiungiamo il vino.

Alziamo per un paio di minuti la fiamma (in questo modo faremo evaporare l’alcool dal vino). Uniamo la farina setacciata con il restante burro e il brodo; uniamo il tutto e cuociamo a fiamma moderata sino a quando il liquido si sarà ridotto di più della metà; logicamente prima dell’utilizzo filtrare il tutto.

Passiamo alla preparazione del piatto:

cerchiamo di riprodurre la forma del “tomasino” con l’aiuto del ripieno di ricotta a cui avremo aggiunto i ciccioli. Questi vanno fritti in un tegame con la sugna prima ottenuta dalla loro scolatura e quando raggiungono un colore ben dorato, adagiamoli sul piatto completandoli con un filo di riduzione che faremo scendere sul prodotto aiutandoci con un cucchiaio!

Sicuramente è un piatto di molto effetto e ricco di gusto e anche di calorie. Questa è la tradizione che guarda all’innovazione,

Vi auguro buon appetito, e alla prossima ricetta». 

 

a cura di Giuseppe Nativo

 

Storie di Navi. L’eroico viaggio del Pentcho, barcone della salvezza

Storie di Navi tocca, in questo breve racconto dell’artista internazionale Dina Smadar, i luoghi della memoria con l’incagliamento del barcone Pentcho, carico di ebrei, nel 1940. 

Grazie all’intervista effettuata per noi dalla scrittrice Marinella Tumino, a Dina Smadar, figlia di Zvi e Gitta Newman protagonisti del naufragio, abbiamo potuto ricostruire in sintesi l’accaduto. Altri sopravvissuti hanno avuto modo di raccontare questa storia in modo più dettagliato, poiché testimoni diretti. Possiamo trovare altre angolature del naufragio del Pentcho, infatti nel libro Odissey di John Bierman, o in quello di Gianfranco Moscati  in Documenti e immagini dalla persecuzione alla Shoah o ancora in un blog  del giornalista nonché storico Mario Avagliano, Stori@,  in cui l’autore  raccoglie la testimonianza dell’ebreo tedesco Heinz Wisla. Inoltre, l’intera vicenda la troviamo documentata nel Bollettino d’archivio della Marina Militare: Il salvataggio di naufraghi ebrei nelle Isole Italiane dell’Egeo (1939-1942). L’avventura del Pentchodi Giuliano Manzari.

 Il nostro intento è stato quello di riportare una fonte diretta corredata da notizie storiche. Con la testimonianza di Dina Smadar, forse siamo riusciti ad aggiungere un altro tassello a questa incredibile storia. I suoi genitori si conobbero nel campo di internamento diFerramonti ed è lì che lei nacque.  La premessa e la conclusione di questa storia l’affidiamo alle parole di Marinella Tumino la quale ci fa partecipe delle sue ricerche storiche sull’accaduto ma la testimonianza, ovvero l’intervista ,riporta  le parole  esatte della Smadar che ha risposto per iscritto , in inglese,  al nostro invito.

 

C‘è un luogo, in un angolo di Italia, che pochi conoscono; profuma di dolore, di speranza, di storia.

È il campo di internamento di Ferramonti di Tarsia, situato a pochi km da Cosenza, nel cuore della Calabria. L’inizio delle attività del campo di Ferramonti fu il 20 giugno del 1940 quando vi giunse un primo piccolo gruppo di 160 ebrei provenienti da Roma. Proprio in questo campo arrivarono anche i sopravvissuti Ebrei (circa 500) partiti da Bratislava a bordo di un barcone fluviale chiamato Pentchoe dopo aver percorso il Danubio giunsero nel Mar Egeo.

Il vento, che li aveva scortati per tutto il percorso quasi senza tregua, si era calmato ma quando tutto sembrava andasse per il meglio accadde la sciagura: un guasto al motore invalidò ogni tentativo di procedere. Allora tentarono di creare delle vele con delle lenzuola. L’obiettivo immediato era quello di raggiungere degli isolotti avvistati poco distanti ma ecco che il vento riprese prepotente e presto il “Pentcho”, in prossimità di un isolotto disabitato, si incagliò e si frantumò. Oggi la storia del piroscafo è documentata, ma ce la raccontano ancora alcuni sopravvissuti, testimoni preziosi di uno dei periodi più bui del Novecento, come l’artista internazionale Dina Smadar, nata nel 1944 nel Campo di Ferramonti e con la quale sono entrata in contatto dopo aver visitato con corpo e anima il Campo in questione e dove l’artista, che vive in Israele, cura il Museo. Dina è figlia di Zvi e Gitta Newman che convolarono a nozze proprio all’interno del Campo.

 

La storia

Mio padre Zvi Newman lasciò la casa dei suoi genitori in Slovacchia quando l’antisemitismo era in aumento. Partì da solo all’età di 17 o 18 anni. Essendo sputato, deriso ed essendogli vietato studiare in accademia, non lasciò spazio a dubbi e decise di partire per la Palestina con alcuni compagni…A questo punto inizia la sua avventura sul piroscafo Pentcho, una storia a sé stante.

C’erano 514 rifugiati sulla barca fluviale, un'ex imbarcazione utilizzata per trasportare animali o grano, che, secondo quanto ha scritto Halevi, “La funzione del battello era di trasportare centinaia di Ebrei in rive sicure, viaggiando su un percorso non segnato.

Nessuno dei passeggeri si è mai illuso di fare un buon viaggio; le difficoltà, le avventure e il rischio del pericolo di vita erano stati presi in considerazione in anticipo. La piccola imbarcazione già debole per la vecchiezza poteva difficilmente galleggiare nel Danubio. Ha resistito a tempeste, scossoni e colpi. Con pochi viveri e scarse riserve d’acqua, senza carte nautiche e al timone un ex ufficiale della marina zarista avevano ridisceso il Danubio attraversando ben cinque Stati (Slovacchia, Ungheria, Jugoslavia, Bulgaria e Romania), per poi sfociare nel mar Nero e, dopo aver attraversato lo Stretto dei Dardanelli, sbucare nell’Egeo.Durante il difficile viaggio, il battello, a causa del forte vento, si incagliò sull’isolotto di Kamilonisi nel mare Egeo. Tutti i passeggeri raggiunsero la riva dove provarono a recuperare eventuali parti rimanenti dell’imbarcazione che potevano essere utili. La mattina, i sopravvissuti si resero conto che l’isolotto roccioso era desolato e disabitato. Essi inviarono una barca a cercare aiuto ma essa non tornò mai. Dopo, appresero che i passeggeri furono ricoverati in ospedale in Egitto. Dopo molti giorni, una nave di salvataggio italiana arrivò e i sopravvissuti furono trasferiti a Rodi e da lì al campo di Ferramonti in Calabria…

In effetti, un grande plauso va alla motonavedella Reale Marina Italiana Camoglie al suo comandante Carlo Orlandi. La nave italiana riuscì a trarre in salvo i naufraghi, nonostante fossero stati avvistati dagli inglesi che non andarono in soccorso. I superstiti avevano affrontato il viaggio della speranza tra affanni e imprevisti, tra amori e dolori, un viaggio lungo quasi cinque mesi durante i quali nessun Paese che attraversarono volle dare loro cibo, acqua e il prezioso olio combustibile indispensabile per la navigazione. Gli unici aiuti arrivarono dalle comunità ebraiche locali. Un viaggio dunque che finì nell’Egeo, all’epoca zona di guerra sotto il controllo italiano.

La Camogli giunse fino all’isola di Rodi e lì gli sfortunati furono internati in un campo di tende e poi in una caserma fino agli inizi del 1942.Uno degli internati riuscì ad ottenere un visto per il Portogallo e a lasciare l’isola greca, quindi passò da Roma, dove fu ricevuto da papa Pio XII, al quale raccontò la storia dei naufraghi del Pentcho rimasti a Rodi. Il papa prese a cuore la vicenda e, grazie alla sua intercessione, una nave della Croce Rossa prelevò i naufraghi e in due momenti (febbraio e marzo 1942) li condusse in Italia. Un provvedimento provvidenziale, visto che le autorità italiane avevano chiesto ai nazisti di prendersi carico dell'intero gruppo per trasferirli in Germania.

Gli ebrei furono destinati al campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia, in provincia di Cosenza, dove la maggior parte di loro riuscì a salvarsi grazie alla liberazione nel settembre 1943 ad opera degli Alleati, scampando così alla deportazione. 

Giovannella Galliano

Un successo il meeting Vie Sacre Sicilia a Scicli

Scicli, 26 novembre 2019 – Grande successo sabato 23 novembre a Scicli per il VI Meeting Regionale di Vie Sacre Sicilia, la rete regionale dei cammini tematici siciliani nata nel 2014. 

Organizzatrice della giornata è stata l'Associazione Culturale Tanit Scicli, ideatrice e fautrice di tre cammini sacri nella cittadina iblea e che quest'anno ha avuto l'onore di ospitare a Scicli tutti i camminatori siciliani.

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Pippo Pace dona una sua opera alla parrocchia Santi Apostoli di Comiso

Comiso, 5 luglio 2019 – “I sentimenti sia presenti che passati, influenzano e a volte determinano quello che è il carattere e la personalità dell’essere umano e ne orientano spesso le scelte”: con questa motivazione l’artista  e maestro d’arte  Pippo Pace ha donato  un’opera alla  Parrocchia Santi Apostoli di Comiso. È un omaggio a Rembrandt, un quadro che riproduce  una delle sue più alte opere pittoriche, “ Il ritorno del figlio prodigo“.

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Siracusa. Alla scoperta del Miqweh di San Filippo Apostolo

Siracusa, 17 giugno 2019 – “L’iscrizione ebraica ritrovata e il tipo di struttura ci portano alla conclusione che il luogo che si trova sotto la chiesa di San Filippo apostolo è un miqweh”. 

Il prof. Yonatan Adler, docente di archeologia della Ariel University di Gerusalemme insieme alla dottoressa Nadia Zeldes della Ben Gurion university del Negev hanno effettuato studi scientifici sui miqwot ed in particolare su quelli di Siracusa. La conclusione alla quale sono giunti, anticipata stamane nel corso di una conferenza stampa, e che sarà l’oggetto dell’incontro che si terrà alle 18.30 a Palazzo Vermexio, è che il luogo che si trova sotto la chiesa di San Filippo Apostolo, nel rione della Giudecca, il quartiere ebraico del centro storico di Ortigia è un miqweh. 

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Dimenticammo le rose. Reading al Centro Studi Rossitto di Ragusa

Ragusa, 24 novembre 2019 – Per la ricorrenza della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, domenica 1° dicembre 2019, alle ore 18.00, presso il Centro Studi “Feliciano Rossitto” (Via Ettore Majorana, 5 – Ragusa) reading a cura di Ester Guglielmino e Alessandro Sparacino dal titolo “...dimenticammo le rose...”.

In scena: Annamaria Abbate, Maria Luisa Alfano, Monica Bisceglia, Ornella Cappello, Giusy Ciurciù

Cinzia Minardo, Giada Ruggeri.

La serata sarà musicalmente tratteggiata dalla chitarra di Mario Lo Bianco.

 

Infoline: 3382427701 - 0932 246583

 

Giuseppe Nativo

Lumière Ragusa: Frida, viva la vida... (Oro verde, Parasite...)

Ragusa, 20 novembre 2019 – Programmazione al Cineteatro Lumière dal 21/11 al 27/11 2019.

Frida - Viva la vida, Parasite, Oro verde - c'era una volta in Colombia (Appuntamento al buio).

Chiuso lunedì.

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Tra musica e poesia. Evento musicale e poetico al Centro Studi F. Rossitto

Ragusa, 19 novembre 2019 – Venerdì 22 novembre 2019, alle ore 17.30, presso l’Auditorium del Centro Studi “Feliciano Rossitto” di Ragusa (Via Ettore Majorana, 5) si terrà l’iniziativa che ha per titolo “Tra musica e… poesia”.

Si tratta di un momento musicale tratteggiato anche da versi poetici e il tutto condito con la presenza di tangheri e una maestosa fisarmonica.

La serata prevede il concerto del maestro Enzo Trigili e le sue composizioni, accompagnato dalla magica e inseparabile fisarmonica del prof. Gino Carbonaro. Ospiti d’onore i Maestri di Tango argentino Gianna e Gianni Criscione.

Il simpatico intrattenimento sarà tratteggiato ed arricchito dalla recita di poesie dialettali di Mario Tumino.

 

Giuseppe Nativo

Sharper 2019 (Catania): la Fisica del Karate

Catania, 30 settembre 2019 – Venerdì 27 settembre a Catania, si è svola a Catania la notte europea dei ricercatori, l’evento denominato SHARPER è un progetto nazionale che coinvolge 12 città ed ha previsto a partire dal primo pomeriggio, fino a tarda notte, diverse attività dedicate a scienza, innovazione e tecnologia, in grado di avvicinare il grande pubblico e il mondo della ricerca.

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Cento miglia di Berlino: il 17-18 agosto ci sarà Cinzia Scivoletto

Ragusa, 12 agosto 2019 – La maratoneta Cinzia Scivoletto correrà a Berlino per la "Cento miglia" del 17/18 agosto 2019.

La modicana sarà l'unica siciliana (e l'unica meridionale) in gara che si svolgerà intorno all'ex muro di Berlino per 162 km.

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Scicli. VIII Campus Estivo Sport Vacanze ‘Pollino 2019’

Riscontro positivo di una manifestazione che ha rappresentato per i giovani cestisti della “Fernando Ciavorella” una importante occasione di perfezionamento sportivo e di aggregazione socio relazionale

 

Scicli, 29 luglio 2019 – Le quattro giornate di perfezionamento sportivo e di ossigenazione nella splendida località di San Severino Lucano sede del Campus Estivo Sport Vacanze 2019 organizzato dalla “Fernando Ciavorella” sono letteralmente volate via in un baleno.

Il programma di allenamenti, le escursioni nei percorsi naturalistici situati nei boschi del Monte Pollino, le attività di osservazione ambientale, i giochi organizzati all’interno del parco, i giochi di intrattenimento hanno creato motivo di interesse e di coinvolgimento per i giovani atleti partecipanti al Campus.

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Giornata mondiale della Polio: successo a Scicli per l'iniziativa Rotary

Scicli, 25 ottobre 2019 – Oltre trecento persone hanno partecipato ieri all’iniziativa del Rotary club Scicli organizzata presso il “Pura Follia Rock and Roll” di Contrada Arizza in occasione della Giornata mondiale della Polio.

Una risposta incredibile dei cittadini che, con la loro presenza, hanno contribuito alla raccolta fondi per la campagna promossa dal Rotary International con l’obiettivo di debellare definitivamente la poliomielite dal mondo. All’appello mancano solo due Nazioni: Pakistan e Afghanistan e ormai l’obiettivo è molto vicino.

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Ragusa. Libera il tuo sogno, contro la tratta

Ragusa, 19 ottobre 2019 – Libera il tuo sogno è stato l’hashtag ufficiale della tredicesima Giornata Europea contro la tratta di esseri umani, celebrata venerdì diciotto ottobre al parco Giovanni Paolo II a Ragusa, come in ogni piazza d’Italia.

L’anima organizzatrice della manifestazione ragusana è stata affidata alla Cooperativa Proxima, una Onlus la cui missione è offrire opportunità di cambiamento e di crescita a tutti coloro che intendono sottrarsi all’assoggettamento e al condizionamento legati a situazioni di sfruttamento e di tratta.

L’hashtag “Libera il tuo sogno” fa riferimento alla liberazione simbolica del sogno di migliaia di bambini, donne e uomini che con l’inganno vengono portati dal loro Paese d’origine in un altro allo scopo di essere sfruttati negli ambiti della prostituzione, sfruttamento lavorativo, delle economie illegali o traffico di organi.

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Scicli, si riaprono le porte dell’Antica Farmacia

Scicli, 30 settembre 2019 – Un’antica ricetta, un sacchetto di grani antichi, un vasetto con erbe aromatiche. Questi sono alcuni dei doni, interamente artigianali, che sono stati offerti a tutti coloro che hanno visitato il sito dell’Antica Farmacia Cartia a Scicli. Splendida location aperta eccezionalmente al pubblico domenica scorsa in occasione della terza “Giornata Nazionale dei Piccoli Musei”, una giornata dedicata alla cultura e alla scoperta di meraviglie e curiosità nascoste in luoghi curati e intrisi di storia.

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Ragusa, esposto un campione di roccia lunare

Ragusa, 27 novembre 2019 – Grande attesa e curiosità per l’esposizione di un campione di roccia lunare, martedì pomeriggio a Ragusa Ibla, evento organizzato dalla CISA (Centro Ibleo Studi Astronomici), in collaborazione con ASIMOF, Associazione Italiana Modelli Fedeli.
L’esposizione di un campione lunare è stata un’occasione unica in cui l’auditorium San Vincenzo Ferreri si è trasformato per qualche ora in una navicella spaziale, ripercorrendo tutte le tappe che il pezzo lunare ha dovuto affrontare per arrivare in Sicilia.

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Giovanni Spampinato. Una vita per la verità a 47 anni dall’assassinio

Convegno al Centro Studi “Feliciano Rossitto” di Ragusa 

Ragusa, 21 ottobre 2019 – Domenica 27 ottobre 2019, alle ore 10, presso l’Auditorium del Centro Studi “Feliciano Rossitto” (Via Ettore Majorana, 5 – Ragusa) si terrà il convegno avente per tema “Giovanni Spampinato. Una vita per la verità a 47 anni dall’assassinio”. Interverrà il presidente della Commissione parlamentare antimafia sen. Nicola Morra. Ha assicurato la sua presenza Salvatore Spampinato, fratello del giornalista assassinato.

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Ragusa. Ordine dei Commercialisti e Commissione pari opportunità presentano il Booksharing al Day Hospital di Oncologia

Ragusa, 31 luglio 2019 – L'Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili di Ragusa presenta l'iniziativa “Libreria” basata sul “Book Sharing” presso la sala d’attesa del Day Hospital del reparto di Oncologia di Ragusa, promossa dalla Commissione Pari Opportunità e alla quale ha aderito l'Ordine dei commercialisti di Ragusa.

La presentazione si terrà domani, Giovedì giorno 1 Agosto 2019 alle ore 12, presso la Sede dell’Ordine dei Commercialisti in Via Martoglio 5 a Ragusa.

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