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Fonte: Wikipedia (ph Luca Ales)

Editoriali
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Siracusa, 27 ottobre 2021 — Quello che tutti pensavano che potesse succedere, si è verificato nel modo più drammatico. Strade trasformate in fiumare, scantinati allagati, fango, piogge torrenziali, venti burrascosi hanno colpito la Sicilia orientale (in particolare a Catania e Siracusa), con tutte le conseguenze disastrose.

Un vortice ciclonico pieno di energia che si trasformerà, dicono gli esperti in uragano con venti oltre i 120 km orari, ha fatto scattare l’allerta rossa, uno stato di emergenza che richiede particolare attenzione. Purtroppo, questi fenomeni che prima accadevano episodicamente, ormai si stanno verificando sempre con più frequenza a causa di un pianeta più torrido, un mare sempre più caldo, la temperatura dell’aria sempre più alta, un inquinamento esteso e l’unico responsabile è l’uomo che con la sua incuria sta letteralmente distruggendo il pianeta. L’aumento della temperatura è ormai un dato che tutti noi abbiamo potuto appurare con un’estate torrida e “tropicale” e con punte di 50°C.

Oggi è la città di Catania a farne più le martoriate. La città è in ginocchio, ferita e col fiato sospeso. Sono caduti 300 mm di pioggia, cioè in 24 ore è caduta la metà di quello che si registra annualmente. Un disastro annunciato?

Dopo le polemiche di rito, rimboccarsi le maniche è un dovere. Pensare che tutto possa essere rinviato è da folli. Tornare indietro non si può, ma agire sul territorio e metterlo in sicurezza è d’uopo. Occorrono misure di prevenzione e spetta ai politicanti avviare un processo per potenziare gli impianti di deflusso delle acque nelle vie cittadine, ripulire i canali di gronda e nel caso ampliarli, rimuovere il materiale di risulta che ostacola il regolare defluire dell’acqua, allargare la rete fognaria.

Insomma, le misure preventive ci sono, necessita una task force per ripristinare, se ancora siamo in tempo, l’equilibrio e la pace con la natura. Davanti allo scempio che l’uomo ha prodotto in tutti questi anni, a partire dalla cementificazione selvaggia, l’uomo deve correre ai ripari.

Cosa dire, questo maltempo ha lasciato due vittime, forse tre. Un bilancio tremendo, agghiacciante. Il cambiamento climatico ci sta presentando il conto e pure salato.

 

Gabriella Fortuna

 

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Quanto alla nostra amata Catania, sarà banale ma anch’io auguro alla mia città (vi abitai per 11 anni) ogni bene con il beneaugurante brocardo latino che a volte si legge nelle Meriane (altro concetto di tempo, quello da queste segnato, ma che spesso si interseca con quello “atmosferico”): «quasi Phoenix ex cinere meo resurgam», come la Fenice la città dell’Elefante risorgerà, più bella che mai.

Salvo Micciché

Sicilia  


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