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Cultura

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Ragusa, 26 novembre 2018 – Martedì 27 novembre 2018 (ore 17:30) a Modica, presso l’Aula magna del Liceo Classico Tommaso Campailla (G. Galilei), il prof. Giovanni Di Stefano (archeologo, Università della Calabria e Università Tor Vergata, Roma) relazionerà sul tema “L’Ercole di Modica”.

La conferenza è organizzata dall’Associazione Amici del Campailla, in collaborazione con l’istituto scolastico Galilei-Campailla e il sostegno del Comune di Modica.

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Ragusa, 26 novembre 2018 – Al Centro Servizi Culturali di Ragusa (in Via Armando Diaz 56) il 28 novembre 2018 (ore 17:30) a cura di Archeoclub d'Italia Ragusa sarà presentata la nuova campagna di scavi "Cartagine. Nuovi scavi archeologici".

Interverranno il prof. Giovanni Di Stefano (Università della Calabria, e Università Tor Vergata, Roma), e il dottor Lorenzo Zurla (Università di Messina).

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Incontro al Centro studi Feliciano Rossitto 

Ragusa, 26 novembre 2018 – Venerdì 30 novembre 2018, alle ore 18, presso il Centro Studi “Feliciano Rossitto” (Via Ettore Majorana, 5 – Ragusa), gli Amici ed estimatori incontreranno Vincenzo Guastella, Miciè, artista del ferro battuto. L’introduzione alla serata sarà affidata Giorgio Chessari (presidente del Centro Studi Feliciano Rossitto).

Il professor Gaetano Cosentini (già docente di Lettere greche e latine, è anche antichista e scrittore) tratteggerà la figura e l’opera dell’artista. Concluderà il Maestro Guastella. 

Sarà sicuramente una serata molto interessante. Attraverso l’introduzione di Giorgio Chessari (presidente del Centro studi “Feliciano Rossitto”) e la relazione del professor Gaetano Cosentini si avrà modo di apprezzare la semplicità e, soprattutto, la professionalità di antichi mestieri, talora dimenticati, talaltra poco conosciuti dalle nuove generazioni.

«Conosco da molti anni Vincenzo Guastella, meglio a me noto come Miciè», spiega Gaetano Cosentini. «Si tratta di un rappresentante valido dell’antica arte del ferro battuto nella nostra Ragusa. Ho avuto il piacere, in questi anni, di chiacchierare con Miciè, scoprendo non solo una persona educata e competente, ma soprattutto un amante della tradizione che incontra i tempi in cui viviamo». Quando il professore incontra Guastella viene catapultato in un tempo lontano e, per certi aspetti, genuino. «Abbiamo conversato su pezzi da lui realizzati, ma abbiamo individuato modi diversi di vedere un’intuizione da lui pensata e poi trasferita nel suo amato “materiale”. Io non sono un esperto, ma le discussioni con Miciè mi hanno dischiuso porte di un settore artistico che conoscevo soltanto come termine di dizionario. La sua professionalità e la sua sensibilità consentono di scendere in una dimensione che vale la pena di valutare con attenzione». 

Giuseppe Nativo

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Violenza sulle Donne. Giornata mondiale per riflettere sul femminicidio. “Stasera parlo Io” al Centro studi Feliciano Rossitto. Azione teatrale che “buca” l’animo

 

Ragusa, 24 novembre  2018 – Luce soffusa ammantata di giallo che è simbolo della luce del sole, ma anche di energia. Un’energia che forse non c’è più. Un’energia soffocata dalla brutalità. Un termine, quest’ultimo, che è declinato al femminile e che, oggigiorno, è alla ribalta delle cronache per le disumane violenze subite dalle Donne. L’obiettivo della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è rivolto a sensibilizzare l’opinione pubblica sul bisogno di crescita civile della comunità, puntando a mettere al bando ogni tipo di violenza. Nell’ambito di tali riflessioni il Centro studi Feliciano Rossitto di Ragusa ha promosso ed organizzato una serata in cui il teatro, nella sua liturgica finzione scenica, possa raccontare in un modo diverso le esistenze delle donne che hanno subìto atti di violenza. 

A questo ci hanno pensato Alessandro Sparacino e Angelo Abela (rispettivamente regista e ideatore della serata) che - raccogliendo le tristi vicende di donne il cui grido è stato soffocato per sempre e traendo notevoli spunti dall’opera di Serena Dandini “Ferite a morte” - si sono posti la domanda: “E se le vittime, le Donne che non ci sono più, potessero parlare?”. Un quesito, di notevole valenza simbolica, da fare riecheggiare tra il pubblico che, presso la sala del Centro Rossitto, ha assistito ad un’azione teatrale a dir poco inusuale ed avvincente. Tredici le attrici e tredici i gruppi in cui sono stati suddivisi gli spettatori che, riuniti in cerchio, hanno ospitato a turno le bravissime attrici che si sono alternate nel corso della loro “seduta” teatrale. Ogni attrice rappresenta una Donna che racconta la sua triste ed amara esperienza: 

“Avevamo il mostro in casa e non ce ne siamo accorti”. 

“E’ più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago che una donna manager entri in un consiglio di amministrazione, ma io ce l’ho fatta. Non è stata una passeggiata … Questa piega amara sulla fronte, per esempio prima non ce l’avevo …”. 

“Allora questa è del cancello, questa del portoncino blindato, no questa è del garage… Se cambio la serratura ha detto che m’ammazza, dice che è anche casa sua, solo perché ci ha abitato… ma se cambio la serratura ora m’ammazza. La cambio? non la cambio? ... E io non l’ho cambiata, così è entrato di notte tranquillo con le sue chiavi e mi ha strangolata mentre dormivo”. 

Uno, due, tre, mille incipit. Ma tutti hanno un comune denominatore: sono racconti di Donne.

Donne violate nella loro anima.

Donne profanate e violate nella loro dignità di esseri umani, ancor prima di essere Donne.

Donne con il loro doloroso sguardo, talora incantevole, talaltra ingenuo, ma tutte protagoniste che non ci sono più, cristallizzate in un momento cruciale della loro esistenza che adesso non è.

E’ proprio da qui che parte l’idea di Alessandro Sparacino e di Angelo Abela cioè quello di dare voce a chi non l’ha avuta, di rendere protagoniste quelle donne che non ne hanno avuta la possibilità ma che adesso sono libere, almeno da morte, e raccontare la loro versione dei fatti. E lo fanno in una veste quasi riservata, rivivendo in una dimensione quasi parallela allo spettatore che rimane accanto all’attrice, come in un piccolo salotto. Le attrici fanno rivivere - in una sorta di “racconto” quasi confidenziale, attraverso rappresentazioni icastiche, dolenti, a volte amare ed ironiche - gli attimi fatali della loro vita. Si trovano come dinanzi ad uno specchio da cui si ri-vedono e ri-considerano. La recitazione, a volte pacata, a volte ansimante, è caratterizzata da registri diversi. Attraverso le attrici le Donne violate confessano la loro solitudine nel portare addosso un fardello di dolore molto grande e che, non di rado, rimane inascoltato. E’ questo il caleidoscopico viaggio teatrale che lambisce molto la realtà. Una recita che “buca” l’animo dello spettatore e che va in profondità sfiorando intime dimensioni.

Poi c’è lo sguardo. Gli occhi dell’attrice e quelli del pubblico si incrociano, talora si sfiorano senza toccarsi. E’ proprio qui che i ruoli, tra osservante (spettatore) e osservato (attrice), a volte si invertono. Si può avanzare l’ipotesi che, all’origine tanto dell’antropologia quanto del teatro, ci siano un “Io” e un “Altro” e la relazione degli sguardi che li lega. E, in entrambi i casi, la direzione primaria dello sguardo, e con essa quindi la direzione primaria fra osservante e osservato, è raddoppiata da una direzione opposta che inverte i ruoli, trasformando l’osservante in osservato, e viceversa.

Lo spettacolo, della durata di circa un’ora, scorre in maniera fluida anche se, ad ogni tratto, fa sussultare l’animo. Quando si accendono le luci e cala l’immaginario sipario, forse ci si sente un po’ diversi ed è inevitabile riflettere su quanto si è appena visto.

Usciti dalla sala non si può non chiedersi perché accadano certe cose. 

Giuseppe Nativo

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Iniziativa culturale a Ispica 

Ispica, 22 novembre 2018 – Cinema, vino e cibo. Una triade che viaggia nel tempo e nella storia dell’uomo, ma soprattutto è un impareggiabile connubio tra emozioni cinematografiche e piaceri della tavola. Cosa ne pensano i giovani studenti? L’idea, sposata dalla Società ispicese di storia patria, ha suscitato tanto interesse ed entusiasmo da coinvolgere l’Istituto di istruzione secondaria superiore “G. Curcio” di Ispica (Rg) ad indirizzo enogastronomico e ospitalità alberghiera.

La Sicilia ha nel cibo e nel vino la sua punta di eccellenza e proprio per questo l’itinerario culturale, già pianificato con l’istituto ispicese per il corrente anno scolastico, prevede come primo incontro quello inerente alla “Cultura del vino e del cibo” passando per il cinema. Come dire, mettere insieme un’arte “giovane” come il cinema con una sorta di artigianato millenario, come quello praticato per ottenere il vino.

La storia della civiltà coincide, sotto molti aspetti, con la storia del vino. Rimedio curativo, sorta di lubrificante sociale, talora sostanza stupefacente, bene prezioso e merce di scambio, il vino assume ben presto un ruolo multisettoriale: nei culti religiosi, nella farmacopea, nell’economia e nella vita sociale di molte civiltà antiche. Quando oggi sorseggiamo un bicchiere di vino ricapitoliamo la storia dell’uomo. Tutto ciò ha consentito, partendo da una singola specie di uva, di ricavare una gamma pressoché infinita di gusti e di bouquets.

Un percorso, dunque, sensoriale tra emozioni, sfumature olfattive e gusto il cui grande tema sarà il “Viaggio nel mondo del vino. Il vino nel cinema” che coinvolgerà, in particolare, gli studenti del settore enogastronomico nella mattinata di venerdì 30 novembre, presso l’Aula magna dell’Istituto “Curcio”. All’iniziativa saranno presenti due relatori d’eccezione: Vittorio Manganelli (già direttore dell’Università degli studi delle scienze gastronomiche di Pollenzo, in territorio cuneese, e autore di numerose pubblicazioni nel settore enologico) ed Alessandro Avataneo (autore, produttore e regista cinematografico e teatrale; docente di cinema e storytelling alla Scuola Holden di Torino), coautore con Manganelli del primo “Atlante del Vino Italiano” (2015). 

Giuseppe Nativo

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Gli appuntamenti del giovedì proseguono a Modica con Vittoria de Marco Veneziano e le sue donne emblema dell’emancipazione femminile, delle pari opportunità e della disabilità

 

Modica, 19 novembre 2018 – “Gli appuntamenti del giovedì” a Modica, organizzati in occasione del venticinquesimo anniversario della libreria La Talpa, con la collaborazione di sponsor e con il patrocinio del Comune, proseguono. Il 22 novembre, nei locali della Società operaia di mutuo soccorso, in corso Umberto I° n. 157, a partire dalle 18, l’ospite sarà la scrittrice Vittoria De Marco Veneziano che presenterà il suo libro "Vivian, Máxima... e le altre donne” edito da Erga nel 2018. 

De Marco Veneziano è nota al pubblico per i temi dell'emancipazione femminile, delle pari opportunità e della disabilità. Interverranno il sindaco di Modica Ignazio Abbate e Carmela Giannì. Ideale prosecuzione del precedente “Tante Donne” edito dalla stessa Erga nel 2013, l’opera presenta «33 donne fuori dal comune che hanno aperto la strada all’eccellenza femminile (1050-2018)».

 

«Il libro, di fatto - dicono gli organizzatori dell'appuntamento, Francesco Trombadore, Daniele Pavone e Giorgio Solarino - intende rendere omaggio ad alcune donne che hanno fatto la storia restituendo loro la dignità della memoria attraverso una silloge di brevi profili biografici scritti dalla stessa De Marco Veneziano e pubblicati tra il 24 settembre 2016 e il 20 giugno 2018». Giocoforza, il ruolo spesso marginale troppo a lungo riservato nella storia all’universo femminile deve aver influito nel reperimento della necessaria documentazione storica, sicché quasi tutti i profili riguardano donne che hanno vissuto e vivono l’età contemporanea: artiste come la fotografa statunitense Vivian Maier il cui talento è stato scoperto e rapidamente divenuto celebre solo dopo la sua morte; passionarie come la peruviana Máxima Acuña de Champe che ha lottato per salvaguardare l’ecosistema della sua terra dall’impianto di una miniera d’oro a cielo aperto; scienziate come la serba Mileva Marić, vissuta all’ombra del celeberrimo marito Albert Einstein; attiviste impegnate per i diritti delle donne come la scrittrice ragusana Maria Occhipinti o la giovanissima indiana Malala Yousafzai, premio Nobel per la pace nel 2014 dopo essere sopravvissuta ad un tentativo di assassinio per mano talebana causato dalla sua lotta per il diritto all’istruzione femminile negato dal regime. Ma non manca uno sguardo rivolto ad alcune donne del passato più remoto come la ginecologa Trotula de Ruggiero, vissuta nella Salerno medievale dell’XI secolo o la pittrice fiorentina rinascimentale Suor Plautilla Nelli, vissuta a metà del XVI. Infine, un profilo a sé riguarda le donne liguri portatrici di ardesia.

"Vivian, Máxima... e le altre donne” è un libro che si rivolge a un pubblico vasto ed eterogeneo poiché presenta almeno quattro diverse chiavi di lettura: una prima riguarda il tema di fondo dell’emancipazione femminile; una seconda è quella della raccolta di letture brevi utile per chi è alla ricerca di pillole di sapere esaustive nello spazio di poche pagine; una terza è quella della piccola enciclopedia di donne illustri da consultare e magari utilizzare come base di partenza per studi più approfonditi sui singoli personaggi; non da ultima, una quarta e più intima è quella di affrontare la lettura immedesimandosi nell’animo di Vittoria De Marco Veneziano, già autrice del toccante romanzo autobiografico “La Farfalla dalle Ali Spezzate” che le ha dato la notorietà e che racconta del suo rapporto con la figlia disabile prematuramente scomparsa, una storia di determinazione e audacia per le pari opportunità che vuole fare da sprone per le mamme dei diversamente abili: la resilienza, ossia il coraggio di affrontare e superare positivamente le difficoltà e i fatti drammatici della vita è un tema proprio dell’autrice e che sovente si riscontra nel carattere delle trentatré donne presentate nel libro.

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