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Autore: Federico Guastella

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Una navigazione intorno all’anima vista ed analizzata da Federico Guastella 


Se gli eredi di Carl Gustav Jung avessero assecondato la volontà espressa dal loro congiunto, quella cioè di non pubblicare uno scritto conservato nel caveau di una banca svizzera, il mondo non sarebbe venuto a conoscenza di un’opera unica nel suo genere: Il Libro Rosso. Un volume la cui lettura non è facile in quanto non è semplice orientarsi nell’affascinante groviglio di immagini e riflessioni in cui Jung avviluppa il lettore. Eppure si può considerare come “una sorta di diario intimo, un giornale di bordo, una navigazione intorno all’anima”, come lucidamente sottolinea Federico Guastella nella sua poderosa opera “Viaggio intorno al Libro Rosso” (Gruppo Editoriale Bonanno, Acireale-Roma, 2018, pp. 356) coinvolgendo e invitando, in tale illuminato e illuminante itinerario, ad esprimersi con articolate riflessioni Ferdinando Testa (analista junghiano), Maria Grazia Monaco (già ricercatrice presso la facoltà di Economia di Catania; studiosa di psicologia alchemica), Giuseppe Tumino (docente emerito di Filosofia) e Raffaele Puccio (già docente di materie letterarie).
Quattro ambiti diversi, quattro prospettive che si intrecciano nella faticosa opera di approfondimento svolta da Guastella, già dirigente scolastico e docente di Scienze umane e Storia, dall’animo ibleo e di matrice chiaramontana. Con uno stile rigoroso ma elegante, una scrittura sapiente, fluida e ricchissima di citazioni bibliografiche, l’autore, in maniera graduale e precisa, redige una guida integrale al Libro Rosso che appare assurdo, incomprensibile e, al contempo, seduce e folgora come fosse un libro sacro.

In Jung coabitavano due personalità: una esteriore e pubblica, l’altra interiore e segreta. Mentre della prima si conoscevano i variegati aspetti desunti dalla sua attività professionale (psichiatra, psicologo, storico della cultura) e dalle numerose pubblicazioni, della seconda non si sapeva granché, sebbene da alcune sue opere è possibile desumere notizie e riflessioni di tipo autobiografico. Eppure questa vita parallela, per Guastella probabilmente più importante della prima, non era del tutto sconosciuta se Jung stese appunti e pensieri per oltre 5 lustri (1913-1930), al fine di chiarire a sé stesso il misterioso mondo che si agitava nell’inconscio.


Fra le tante opere di Jung come mai la scelta è caduta su “Il Libro Rosso”?

“Ho conosciuto qualche opera di Jung sin dagli anni della frequenza universitaria – spiega Guastella - e sono rimasto affascinato dalla sua ipotesi suggestiva relativa agli archetipi dell’inconscio collettivo. Sei anni fa per caso mi sono imbattuto in una recensione sull’opera “Il Libro Rosso”. Appena una paginetta, ma così densa di suggestioni da indurmi a leggerla più volte. Man mano che leggevo, prendevo appunti; annotavo le riflessioni che mente e cuore producevano. Quello di Jung è un particolare tipo di viaggio: quello del rapporto con l’inconscio. Ho letto i commenti più autorevoli e ho maturato l’idea di scrivere un mio saggio, analizzando in modo dettagliato l’opera in cui agiscono più codici da quello letterario e narrativo, a quello psicologico e religioso, ed anche psicologico e alchemico”.
Jung, operando nelle infinite possibilità del regno onirico, dava vita a un complesso tessuto narrativo ricco di visuali interpretative. Il Libro Rosso, in tal senso, e lo evidenzia bene l’autore, attiva nel lettore la totalità delle funzioni tipologiche (sensazione, intuizione, pensiero, sentimento) e gli permette di bagnarsi con la complessità della vita che, seguendo il ritmo delle onde del mare (metafora preziosa dell’inconscio), impone la propria ‘Opera’.  

Giuseppe Nativo


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